Essere, tempo e nazionalsocialismo

Molti storici e filosofi si sono chiesti perché un gigante del pensiero contemporaneo come Heidegger abbia potuto aderire al partito nazionalsocialista. A mio avviso, la questione è al rovescio: ci si dovrebbe chiedere, soprattutto se si prende in esame Essere e Tempo, perché egli non avrebbe dovuto aderire al nazismo.

Nel suo capolavoro, Heidegger scrive che l’Esserci quotidiano esiste come Si. Il Si è il modo inautentico dell’Esserci, la sua disgregazione nell’indeterminatezza del “come tutti”, la perdita del sé nel mare degli altri. Propriamente, il Si non è nessuno, essendo il “tutti” della vita mondana. Questo auto-estraniamento (deiezione) dell’Esserci gli conferisce l’illusione di una vita piena e uno stato di tranquillità. Il velo dell’alienazione può essere squarciato dalla situazione emotiva dell’angoscia che, non avendo nessun oggetto, riguarda il mondo come totalità. L’angoscia è ciò che ricorda l’Esserci al Si per mezzo del richiamo della coscienza; è lo spaesamento che deriva dal sapersi gettati e abbandonati nel mondo. È proprio da questo stato di gettatezza e solitudine che l’Esserci è fuggito, cercando riparo nelle finzioni della mondanità. Ma il richiamo alla verità della propria coscienza lo ridesta a se stesso come essere-per-la-morte (la morte è la possibilità più propria dell’Esserci, cioè quella che, fra tutti i possibili “non-ancora che sarà”, segna il suo non-esserci-più e l’impossibilità assoluta della sostituzione, essendo essa “sempre solo mia”). Nell’Esserci autentico, riappropriatosi di sé nell’angoscia, trova luogo la decisione anticipatrice, ovvero l’auto-progettarsi nell’essere-per-la-morte, il progetto di un’esistenza autentica come un vivere “per la morte”, cioè sotto la sua costante minaccia.

In questa [decisione anticipatrice], l’Esserci si comprende quanto al suo poter-essere, sì da porsi di fronte alla morte in modo tale da assumere integralmente, nel suo esser-gettato, l’ente che esso è.¹

Sappiamo che un Esserci autentico è colui che si comprende nel suo poter-essere, e che la libertà consiste nello scegliersi, cioè rifiutare l’incoscienza del Si ed essere-per-la-morte. In altri termini, la libertà non consiste nella scelta fra le possibilità dell’Esserci, ma nello scegliere la possibilità stessa che lui stesso è.

L’Esserci è sempre la sua possibilità, ed esso non l'<ha> semplicemente a titolo di proprietà posseduta come una semplice-presenza. Appunto perché l’Esserci è essenzialmente sempre la sua possibilità, questo ente può, nel suo essere, o <scegliersi>, conquistarsi, oppure perdersi e non conquistarsi affatto o conquistarsi solo <apparentemente>.²

Se però ci si chiede in cosa consiste questa possibilità che si è chiamati a scegliere, si arriva al nocciolo politico di Essere e Tempo. Ogni progettualità dell’Esserci deve fondarsi sull’eredità della tradizione nella quale egli si trova gettato, venendo così a configurarsi come una ripetizione tramandata di una possibilità di esistenza. Il “risveglio dell’Esserci”, in ultima analisi, consiste in un riorientamento dell’individuo ad un “destino comune” (quello del popolo tedesco), forgiato sulla ripetizione e sul tramandamento della tradizione ereditata:

La decisione, in cui l’Esserci ritorna a se stesso, apre le rispettive possibilità effettive di un esistere autentico a partire dall’eredità che essa, in quanto gettata, assume. Il ritorno deciso all’esser-gettato cela in sé un tramandarsi di possibilità ricevute[…]

Ma se l’Esserci, carico di destino, in quanto essere-nel-mondo esiste sempre e per essenza come con-essere con gli altri, il suo accadere è un con-accadere che si costituisce come destino-comune. Con questo termine intendiamo l’accadere della comunità, del popolo. […]

La decisione, ritornante a se stessa e autotramandante, diviene allora la ripetizione di una possibilità di esistenza tramandata. La ripetizione è il tramandamento esplicito, cioè il ritorno alle possibilità dell’Esserci essenteci-stato. La ripetizione autentica di una possibilità d’esistenza essente-stata (il fatto che l’Esserci si scelga i suoi eroi) si fonda esistenzialmente nella decisione anticipatrice; infatti è in essa che viene primariamente scelta quella scelta che rende liberi per la lotta successiva e per la fedeltà a ciò che è da ripetere.³

L’Esserci autentico, in definitiva, è colui che accetta di ripetere fedelmente la tradizione ereditata, in accordo al “destino comune” del popolo di cui fa parte. Ecco, in estrema sintesi, la portata ultra-conservatrice di Essere e Tempo; un’opera di ontologia esistenzialista, ma dal forte contenuto politico. La sua famosa frase del ’33: “Non teoremi e idee siano le regole del vostro vivere. Il Führer stesso e solo lui è la realtà tedesca dell’oggi e del domani e la sua legge”, non deve stupire alla luce di quanto si è detto fin qui. Fu tutto il popolo tedesco, Heidegger compreso, a vedere nel delirio di Hitler la voce stessa del destino.

_______________________________________

1. M. Heidegger, Essere e Tempo, a cura di Franco Volpi, Longanesi editore, pag. 451

2. Ivi, pag. 61

3. Ivi, pag. 452-454

Annunci

Disoccupati o diversamente-occupati: l’economia che verrà

La sparizione della necessità di lavorare per via della produttività che ha sostituito il lavoro con le macchine deve essere vissuta come una liberazione dal lavoro, e non con l’incubo della disoccupazione. Si potrebbe però pensare ad un futuro prossimo dove essere disoccupati non è una tragedia perché il reddito da lavoro, che sostiene la domanda, è sostituito da una qualche forma di reddito di cittadinanza, la cui erogazione passa attraverso la fiscalità ed il cui godimento è vincolato alla fornitura di servizi socialmente utili. Una rivoluzione sociale che consenta la realizzazione di un antico progetto “lavorare poco, lavorare tutti” in un momento storico di passaggio caratterizzato da una progressiva carenza di domanda e di vincoli ecologici all’offerta.

Così scrive Mauro Gallegati in un suo recente articolo¹. Il vero e più radicale scontro di prospettive si gioca su questo tema, che può essere definito “ideologico”, nonostante vi sia verso questo termine un’idiosincrasia diffusa in quasi tutte le aree del pensiero politico attuale. La spaccatura radicale, che stabilisce il metro dell’azione politica, è fra chi pensa che sia arrivato il momento in cui è necessario reinventare le categorie dell’economia (e quindi della società) e fra chi è ancora fedele alle categorie del capitale. Quest’ultimi, fedeli all’universalità dei concetti di “prodotto interno lordo”, “crescita”, “piena occupazione”, hanno come obiettivo e auspicio l’aumento del prodotto interno nazionale, che passa attraverso la detassazione delle imprese, del lavoro, ma soprattutto attraverso massicci investimenti. Dall’altra parte, diversi studiosi di svariati campi del sapere (filosofi, economisti eretici, sociologi, ecc.) sottolineano le contraddizioni di questo modo di pensare. Non tutti i momenti storici possono essere letti con le stesse categorie economiche, dato che ogni periodo presenta delle peculiarità che lo rendono irripetibile. Nello specifico, vi sono due fattori eminentemente centrali per questa discussione, cioè sviluppo tecnologico e degrado ambientale (in ogni sua forma), che impongono nuove letture e aprono nuove prospettive per il futuro. Se da un lato risuonano numerosi allarmi sulla situazione biologica e atmosferica planetaria², dall’altro è innegabile che, come sostiene lo stesso Gallegati, l’uso crescente di automazioni e tecnologie nelle industrie ha “liberato” una grande quantità di manodopera non più necessaria. La soluzione di aumentare gli investimenti per allargare la produzione e quindi riassorbire la disoccupazione è impraticabile per vari motivi: la logica vuole che si producesse ciò che è necessario per vivere, mentre così si dovrebbe produrre qualcosa solo per impiegare manodopera; l’emergenza ambientale impone di consumare meno risorse possibili; ma soprattutto, questa pratica porterà inevitabilmente ad un eccesso di offerta, il che significa ancora crisi, licenziamenti, disoccupazione³.

Bisogna prendere atto che si sta entrando in una nuova era, quella del tempo libero:

Esiste una crescente difficoltà nel capitalismo di oggi a portare la domanda effettiva al livello di pieno impiego. Ciò avviene per una serie di contraddizioni che, rendendo il nostro modello di sviluppo sempre meno sostenibile, spingono il sistema verso “una società del tempo libero”. È quindi necessaria una politica economica capace di favorire queste trasformazioni. Per tutti questi motivi, la soluzione di fondo consiste nell’instaurare una società del tempo libero, basata sullo sviluppo delle attività sociali e culturali.

Non si può più misurare il benessere con il pil. Non è più necessario aumentare il prodotto interno, e la situazione ambientale nemmeno ce lo permette più. La verità, difficile da digerire, è che il problema della disoccupazione è irrisolvibile dal punto di vista del capitalismo classico; anzi, è il capitalismo che inevitabilmente la riproduce.

Le questioni della sospensione dell’imu e del punto percentuale di iva, su cui sembrano decidersi le sorti del governo e dell’intero Paese, sono assolutamente innocue rispetto alla disfatta economica che si prospetta. Si tratta di misure che il governo prende per far vivacchiare i cittadini (e per avere qualcosa da rivendicare in campagna elettorale) in attesa della “ripresa nel 2014”. È superfluo ricordare che la “ripresa” è stata annunciata, nell’ordine, da Berlusconi nel 2011, da Monti nel 2012 e poi nel 2013, e ora da Letta nel 2014. Su questi temi, al netto di accordi e favori reciproci, centrodestra e centrosinistra sono assolutamente indistinguibili, in quanto attori di un’ideologia in rovina che agiscono nel sistema e non sul sistema.

1. L’economia che verrà. Benessere e non pil ( http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/L-economia-che-verra.-Benessere-e-non-Pil-20295 )

2. Ad esempio: http://www.nationalgeographic.it/ambiente/clima/2010/04/20/news/riscaldamento_globale_un_breve_decalogo-8893/

3. Esemplare è il caso Fiat: finché ha avuto sovvenzioni statali gli stabilimenti sono rimasti in funzione; ora, minaccia di chiudere ( http://www.uilmpotenza.it/finanziamenti_statali_fiat.html )