Nymph()maniac vol. 1 – Lars Von Trier (2013)

 

Nymphomaniac è l’ultimo film della trilogia dedicata al tema del disturbo depressivo. Per certi versi, questo film può essere considerato complementare a Melancholia: lì la depressione è narrata all’interno di un contesto matrimoniale, mentre in Nymphomaniac non vi è nemmeno l’ombra di una relazione che possa dirsi stabile. La ninfomania di Joe, sintomo della sua depressione, ha un tratto comune con la biografia di Justine, protagonista in Melancholia: si tratta dell’assenza della madre. Non nel senso che non ci sia, che non sia presente fisicamente; una madre può mancare pur essendo presente come genitrice. In questo caso, l’assenza di Katherine, madre di Joe, consiste nel rifiuto di considerare la figlia come oggetto di godimento, essendo la sua libido costantemente indirizzata a qualcos’altro. La Joe bambina domanda e si domanda che cosa è e qual è il suo posto nel mondo; vuole essere oggetto di desiderio della madre, ma Katherine cerca il suo godimento sempre altrove, lasciando sua figlia, con le sue domande, in un silenzio insopportabile. La personalità di Joe si sviluppa quindi all’interno di una semantica dell’inadeguatezza, del rifiuto, della colpa, dell’inferiorità, ma anche del vuoto abissale, della solitudine, della mancanza e della perdita irrimediabile.

La sintomatizzazione della depressione cronica di Joe è la ninfomania: in sostanza, cerca di compensare il senso di perdita e di abbandono con una serie crescente di atti sessuali, salvo poi constatare che nessuno di quei falli è in grado di riempire il suo vuoto. L’abisso che sente dentro di sé non è commensurabile al fallo, non è colmabile da un pene né da tanti atti sessuali ammucchiati uno sull’altro. Joe è entrata in un infinito vortice a spirale, e non è un caso che nel film si faccia più volte riferimento alla serie di Fibonacci, notoriamente usata per descrivere spirali geometriche.

Vi è poi descritto in modo superbo uno dei sintomi più diffusi nella sessualità contemporanea, ovvero quello della scissione fra l’oggetto amato (nel caso di Joe, Jerome) e l’oggetto/gli oggetti di godimento (i partner sessuali). Questo processo nel film si traduce nell’atteggiamento paradossale di Joe, che ha in media sette rapporti sessuali giornalieri ma non vuole concedersi alla persona che ama. Alla fine del film, Jerome riuscirà a vincere le sue resistenze, ma durante l’atto sessuale Joe gli dirà, in lacrime: “non sento niente…”.

Nymphomaniac non è quindi solo un film sul disturbo depressivo, ma anche sulla sessualità contemporanea, con particolare attenzione a quella femminile. Non solo: è presente, in maniera più o meno implicita, la questione della disgregazione dei legami e dei rapporti sociali, dovuta alla matrice ideologica del contrattualismo e del liberalismo. Von Trier mette in scena in maniera sontuosa l’atto sessuale ideologicizzato: esso si riduce a transazione, a rivendicazione del proprio diritto di godere e di avere il proprio orgasmo.

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