Megamind – Tom McGrath (2010): il supereroe hegeliano

La storia del film Megamind è un preciso e divertente esempio di dialettica hegeliana: nessuna identità resta ferma, tutti i personaggi principali passano per il travaglio della coscienza trasformando se stessi e il mondo di cui fanno parte (la città), seguendo in maniera piuttosto chiara le famose tre tappe su cui si articola l’intero pensiero di Hegel. Prendiamo in considerazione la vicenda del protagonista:

1) Megamind, il malvagio, riesce a sconfiggere Metroman, il supereroe della città;

2) ora che manca l’incarnazione del bene (l’altro da sé su cui fondare la propria identità per opposizione), Megamind non riesce più ad essere se stesso. Per questo, attraverso il lavoro, non solo della coscienza, genera un nuovo supereroe, benevolo nelle intenzioni, chiamato Titan. Il frutto del suo lavoro funziona come uno specchio: in Titan (che doveva essere buono ma che diventa malvagio) Megamind vede se stesso. L’oggetto creato col lavoro altro non è che l’esteriorizzazione della sua coscienza.

3) Ora la sua coscienza può progredire: abbandona finalmente l’identità immediata del cattivo e assume la sua natura più propria, quella che è stata da sempre dentro di sé ma che solo ora diventa concreta. Megamind diventa il supereroe buono, ma non imitando il modello di Metroman (quando lo fa, fallisce), bensì assecondando la sua natura (l’ingegno, l’astuzia, ecc.).

Lo stesso trittico può essere ripetuto per quanto riguarda la storia d’amore con la giornalista:

1) dopo le delusioni dell’infanzia, Megamind si chiude in se stesso;

2) dopo la sconfitta di Metroman si innamora della reporter e nel corteggiamento si maschera da persona comune (altro da sé), ma viene smascherato e respinto;

3) il fallimento della negazione di sé è la molla che spinge in avanti la coscienza di Megamind; ora capisce l’inconsistenza e l’alienazione dei primi due momenti e diventa ciò che deve essere: la sintesi tra il primo e il secondo Megamind, tra l’identità semplicemente posta (in sé) e l’alienazione dell’esser altro da sé (conservando le sue reali caratteristiche fisiche ma sostituendo i modi sgarbati e le intenzioni malvagie con la bontà e la sensibilità del Megamind che si era finto persona comune).

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