Žižek: scrittura “poetica” post-strutturalista, ermeneutica e metalinguaggio

Tratto da: Slavoj Žižek, L’Oggetto Sublime dell’Ideologia, Ponte alle Grazie, Milano, 2014, pp. 189-190

… il poeticismo post-strutturalista è in definitiva affettato, falso. Lo sforzo profuso per scrivere “poeticamente”, per trasmettere l’impressione che ogni testo è già sempre prigioniero di un sistema decentrato di processi plurali e che ciò sovverte immancabilmente quanto “intendevamo dire”, per sfuggire a una forma espositiva rigorosa, puramente concettuale, adottando dispositivi retorici di solito riservati alla letteratura, è un modo irritante per mascherare che, alla radice di quanto i post-strutturalisti affermano, c’è una posizione teorica chiaramente definita la quale può essere articolata senza difficoltà in un puro metalinguaggio. […] … sembrerebbe che anche lo stile poetico post-strutturalista – lo stile di un continuo e ironico auto-commentario e auto-distanziamento, la costante sovversione di ciò che si sarebbe dovuto dire letteralmente – esista solo per abbellire le proposizioni teoriche di base. […] Il problema della decostruzione non è allora che essa rinuncia a precise formulazioni teoretiche abbandonandosi a un molle poeticismo. Al contrario, il suo modo di procedere è troppo “teoretico” (perché esclude la dimensione della verità, non si lascia cioè condizionare dalla posizione del parlante).

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