Cosa vuole una donna? Tiziana Cantone e il maschilismo

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Dopo le tragiche vicende che hanno portato Tiziana Cantone al suicidio, sono stati scritti fiumi di inchiostro, tutti sostanzialmente unanimi nel dare la colpa della sua morte al maschilismo degli uomini. Prenderò in considerazione alcuni interventi pubblicati sul blog femminista Abbatto i Muri, perché hanno almeno il merito di dire apertamente quello che altri lasciano intendere sotto traccia.

In uno di questi, si scrive:

Ci sembra scontato, davanti ad una scena di sesso tra un uomo ed una donna, concentrare l’attenzione sulla seconda. Lo stesso nostro sguardo, il modo di vedere le cose che siamo portat*, uomini e donne, a considerare come già dato, si articola come intrinsecamente maschile – e, in un’ottica intersezionale, eterosessuale e bianco. Questo non significa che non esistano modalità diverse di osservazione, che non si possa sviluppare una resistenza ai canoni visivi vigenti, ma si tratterà appunto di operazioni che presuppongono una decostruzione, una critica.

Se è vero, come credeva Lacan, che tutto ciò che ama le donne è etero, davanti a una scena sessuale del tipo descritto l’attenzione non può che essere sulla donna se l’osservatore è etero. In altre parole, se chi guarda è eterosessuale (lesbiche comprese, secondo Lacan), lo sguardo della fantasia non può essere omo-diretto (cioè rivolto al fallo). Il ruolo dell’uomo, in questo caso, comincia e finisce con il suo membro. È l’uomo, non la donna, a essere ridotto a oggetto. Nel video più famoso di Tiziana Cantone è lei stessa ad avere il totale controllo della situazione: è lei a volere il video, è lei che si fa chiamare “zoccola”, è lei che cerca l’insulto del partner che sta tradendo. Lei, insomma, mettendo in scena una fantasia tipicamente maschile, gode del godimento del fallo. Non è quindi lei stessa a voler innescare una logica maschilista? Ecco un estratto di un altro articolo:

Questa diversità non serve, però, a nulla se si sta zitti, se Noi uomini non alziamo la voce davvero, opponendoci a questo razzismo e disprezzo strisciante contro le donne che c’è nella nostra evoluta società… Si PUÒ cambiare, non è vero che i maschi non possono migliorare. Ciò si ottiene con Istituzioni, Scuola attiva ed inclusiva, padri che insegnano ai figli che una donna non è un oggetto, che la parola puttana/troia ecc. ha un peso enorme e ferisce.

Su questo vanno fatte due osservazioni. La prima: come abbiamo visto, non è lei ad assumere realmente il valore di oggetto. La situazione è simile a quella che si configura tra un sadico e un masochista. A prima vista sembra che sia il sadico ad avere in mano le redini del gioco, quando invece è il contrario: è il masochista che ha il controllo, che si serve del sadico per procurare (e quindi procurarsi) piacere, è il masochista che si assicura di essere in un contesto assolutamente sicuro (parola d’ordine che blocca immediatamente qualsiasi pratica, condizioni da non violare, ecc.). Allo stesso modo, Tiziana Cantone si finge oggetto per godere del godimento maschilista (almeno nel video diventato, purtroppo, famoso). La seconda osservazione da fare riguarda l’appellativo “zoccola”. Su questo bisogna fare un discorso a monte che riguarda le femministe: non si possono pubblicare articoli per dire che a essere zoccole non c’è nulla di male (ode alle zoccole, sono puttana e me ne vanto, racconto la zoccolaggine, io zoccola e mia figlia è la mia punizione, ecc.) e poi indignarsi se qualcuno dà della zoccola a chi si fa quattro o cinque video pornografici mentre insulta il proprio fidanzato, con partner diversi e poi li invia a cinque persone. Delle due l’una.

Infine, un ultimo estratto di un articolo pieno di insulti gratuiti:

Se quel video l’avete visto, e per di più ci avete riso e vi ci siete un pochetto eccitati (quel corpo quegli occhi quelle labbra.. ancora..) avete un problema.
Perché siete stati capaci di scindere dal contesto il vostro voyerismo, la vostra pruderie, il vostro eccitamento, le vostre voglie.
Sapevate perfettamente che quel video era rubato, non era un’esibizione intenzionale.

All’inizio, quando il video diventò virale, nessuno sapeva realmente di cosa si trattasse, tanto che in molti espressero il forte dubbio che fosse una trovata pubblicitaria per lanciare la giovane nel mondo del porno. Alcuni di quegli articoli sono stati cancellati, come quello del Fatto Quotidiano, ma altri lo ricordano quiqui. Così scrissero anche alcune lettrici di questo stesso blog femminista, dove ora si insulta chi ha guardato quel video, ci ha riso e si è eccitato.

“Tiziana Cantone s’è uccisa perché “l’abbiamo visto tutti quel video”, e scandagliato, e riso”, conclude l’articolo. Non è affatto così. Tiziana Cantone si è uccisa perché nei suoi video ha scelto consapevolmente di entrare in una logica che non le apparteneva, quella maschilista, e nel momento in cui questi video sono diventati di dominio pubblico non è più riuscita a uscirne. Alcune riescono a sopportarlo (certe pornostar, ad esempio), altre no. La cosa di fondamentale importanza che ci insegna questa triste storia è che il maschilismo appartiene anche alle donne. Emblematico di questo è il sottotitolo del blog femminista: “al di là del buco”. Al di là del buco, c’è il fallo. Il fallimento del femminismo non sta nel fatto che, come qualcuna ha scritto, una ragazza fa del sesso orale e si uccide per la vergogna; il fallimento del femminismo diventa un destino inevitabile nel momento in cui esso si pone l’obiettivo di far diventare le donne come gli uomini. La libertà delle donne consiste nell’essere al di là del fallo, non del buco.

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