Roba bright

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Propongo una traduzione di un appello scritto da Daniel Dennett e pubblicato sul New York Times il 12 luglio 2003. L’invito è quello di unire le forze fra atei, agnostici e quant’altro per ottenere maggior peso politico, in modo da riuscire a fronteggiare il dominio cristiano della scena politica ed essere rappresentati adeguatamente.

Per noi bright è venuto il tempo di uscire allo scoperto. Cos’è un bright? Un bright è una persona con una visione del mondo naturalistica opposta a una supernaturalistica. Noi bright non crediamo nei fantasmi o negli elfi o nel coniglietto di pasqua – o in Dio. Noi siamo in disaccordo su molte cose, e possediamo una varietà di vedute sulla moralità, sulla politica e sul significato della vita, ma condividiamo il rifiuto di credere nella magia nera – e nella vita dopo la morte.

Il termine “bright” è una recente invenzione di due bright di Sacramento, California, i quali pensano che il nostro gruppo sociale – che ha una storia che parte dall’Illuminismo, se non prima – potrebbe resistere con un’immagine candida e che un nome fresco potrebbe aiutare. Il nome non va confuso con l’aggettivo: “io sono un bright [brillante]” non è una vanteria ma un’orgogliosa rivendicazione di una visione del mondo indagatrice.

Tu potresti essere un bright. Se non lo sei, certamente sei quotidianamente in contatto con loro. Questo perché siamo ovunque intorno a te: siamo dottori, infermieri, ufficiali di polizia, insegnanti di scuola, guardie municipali e uomini e donne che servono nell’esercito. Noi siamo i tuoi figli e le tue figlie, i tuoi fratelli e le tue sorelle. Le nostre scuole e le nostre università pullulano di bright. Tra gli scienziati, siamo la netta maggioranza. Cercando di preservare e trasmettere una meravigliosa cultura, noi insegnamo anche nelle scuole domenicali e nelle classi ebraiche. Sospetto che molti membri del clero della nazione sono segretamente bright. Noi siamo, infatti, la spina dorsale morale della nazione: i bright prendono seriamente i loro doveri civici precisamente perché non confidano in Dio per salvare l’umanità dalle sue follie.

55f8352def783a2b3a7f0b8b135a82ac5ae0b2de_1600x1200Come adulto bianco sposato maschio con sicurezza finanziaria, non ho l’abitudine di considerarmi un membro di una qualsiasi minoranza che abbia bisogno di protezione. Se qualcuno è nel posto del guidatore, credo, è qualcuno come me. Ma ora comincio a sentire un po’ di calore, e sebbene non sia ancora disagevole, ho capito che è tempo di suonare l’allarme.

Se noi bright siamo una minoranza o, come sono incline a credere, una maggioranza silenziosa, le nostre profonde convinzioni sono sempre più respinte, sminuite e condannate da quelli al potere – dai politici che esulando dai propri ruoli invocano Dio e stanno, pavoneggiandosi ipocritamente, da quella che chiamano “la parte degli angeli”*.

Uno studio del 2002 del “Pew Forum on Religion and Public Life” indica che 27 milioni di americani sono atei o agnostici o non hanno preferenze religiose. Questo numero potrebbe essere troppo basso, dato che molti non credenti sono riluttanti ad ammettere che la loro osservanza religiosa è più un dovere civico o sociale che una religione – più una faccenda di colorazione protettiva che una convinzione.

Molti bright non giocano al ruolo dell’ “ateo aggressivo”. Non vogliamo trasformare ogni conversazione in un dibattito sulla religione, e non vogliamo offendere i nostri amici e i nostri vicini, e così manteniamo un diplomatico silenzio.

Ma il prezzo è l’impotenza politica. I politici non pensano che devono ricompensare il nostro silenzio, e i leader che non vogliono essere catturati morti facendo diffamazioni religiose o etniche non esitano a denigrare i “senza dio” tra di noi.

Dalla Casa Bianca in giù, il “tiro al bright” è visto come un modo di attirare voti a basso rischio. E, certamente, l’attacco non è solo retorico: l’amministrazione Bush ha sostenuto cambiamenti nelle regole e nelle politiche del governo per accrescere il ruolo delle organizzazioni religiose nel quotidiano, una vera sovversione della Costituzione. È tempo di fermare questa erosione e di prendere posizione: gli Stati Uniti non sono uno stato religioso, sono uno stato secolare che tollera tutte le religioni e – sì – anche tutti i tipi di credenze etiche non religiose.

Recentemente ho preso parte a una conferenza a Seattle che ha riunito insieme scienziati, artisti e autori per parlare candidamente e informalmente delle loro vite ad un gruppo di studenti molto intelligenti di scuola superiore. Verso la fine dei miei 15 minuti, ho confessato di essere un bright. Ora, la mia identità non sarebbe sorprendente per nessuno che abbia una minima conoscenza del mio lavoro. Tuttavia, il risultato è stato elettrizzante.

Poco dopo, molti studenti sono venuti da me per ringraziarmi, con notevole passione, per averli “liberati”. Non avevo idea di quanto soli e insicuri si sentissero quei teenager riflessivi. Non avevano mai sentito un adulto rispettabile affermare, in una questione di fatto, che non crede in Dio. Avevo rotto con calma un tabù e mostrato quanto fosse facile.

Inoltre, molti relatori che hanno parlato dopo di me, inclusi parecchi premi Nobel, furono invogliati a dire che anche loro erano bright. In ogni caso la confessione ottenne un applauso. Ancora più gratificanti furono i commenti degli adulti e degli studenti che mi hanno cercato alla fine per dirmi che, sebbene non fossero bright, sostenevano comunque i diritti dei bright. E questo è ciò che vuole la gran parte di noi: essere trattati con lo stesso rispetto accordato ai battisti e agli induisti e ai cattolici, né più né meno.

Se sei un bright, cosa puoi fare? Primo, possiamo essere una forza influente nella vita politica americana se semplicemente ci identifichiamo. (I bright fondatori gestiscono un sito web nel quale puoi emergere ed essere contato). Mi rendo conto, comunque, che mentre è facile fare coming out per un accademico come me – o per il mio collega Richard Dawkins, che ha rilasciato una simile dichiarazione in Inghilterra – in alcune parti del paese ammettere che sei un bright potrebbe portare a una calamità sociale. Allora ti prego: non fare outing.

Ma non ci sono ragioni per cui gli americani non potrebbero supportare i diritti dei bright. Io non sono né gay né afro-americano, ma nessuno può parlar male dei neri o degli omosessuali in mia presenza e farla franca. Qualunque sia la tua teologia, puoi disapprovare fermamente quando senti familiari o amici deridere atei, agnostici o altra gente senza dio.

E puoi porre le seguenti domande ai tuoi candidati politici: voteresti per un diverso candidato qualificato per un ufficio pubblico che sia bright? Supporteresti un candidato alla Corte Suprema che sia bright? Pensi che ai bright dovrebbe essere concesso di insegnare nelle scuole superiori? O di essere capi di polizia?

Facciamo in modo che i candidati americani pensino a come rispondere a un coro di bright. Con un po’ di fortuna, sentiremo presto qualche politico cercare di cavarsela commentando flebilmente che “molti dei miei migliori amici sono bright”.

*nota: Dennett spiega questo modo di dire nel suo libro “Rompere l’incantesimo. La religione come fenomeno naturale” a pagina 327:

“questo modo di dire, nacque all’interno della Oxford University, in un discorso tenuto da Benjamin Disraeli nel 1864, in risposta alla sfida del darwinismo: <quale domanda si pone attualmente alla società con la più stupefacente delle rassicurazioni? La domanda è questa: l’uomo è scimmia o angelo? Mio Signore, io sto dalla parte degli angeli.”

Articolo originale:

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