M5S, Augias e il sessismo: un’analisi

Negli ultimi giorni, una serie di episodi significativi hanno attirato sul Movimento 5 Stelle una pioggia di critiche molto pesanti. Sintentizzando, da una parte c’è Corrado Augias, che lo accusa di “fascismo inconsapevole”; dall’altra ci sono le deputate del Pd nonché la Presidente della Camera, Laura Boldrini, indignate per l’uso di espressioni volgari e sessiste.

Le esatte parole di Augias sono queste: “quello che [i grillini] hanno fatto in questi giorni in parlamento è squadrismo. Si chiama così, è squadrismo”. Da qui, la tesi che i grillini sarebbero “fascisti inconsapevoli”, cioè, ignorando la storia italiana degli anni ’20 e ’30, riproducono passo passo il periodo dell’avvento del fascismo. È curioso notare come lo stesso Augias, pochi secondi prima, aveva denunciato l’eccessiva e mistificatoria semplificazione che risiede nel parlare per slogan (come esempio, cita le espressioni di Di Battista: “questo è un pollo da batteria”, “quello è un condannato”, ecc.); la stessa identica critica può essere rivolta al suo discorso (“questo è squadrismo, quello è fascismo”, ecc.). Le squadracce fasciste infatti erano gruppi paramilitari organizzati per annientare fisicamente i movimenti operai, non gruppi di parlamentari che organizzavano proteste inefficaci in aula (la protesta è stata del tutto inefficace: il provvedimento imu-bankitalia è passato e nel Paese si parla esclusivamente degli insulti sessisti dei grillini; per inciso, l’unico ad usare la violenza è stato un deputato di Scelta Civica e a farne le spese è stata una grillina). Lo squadrismo, in quanto organo del regime fascista, faceva riferimento ad una precisa ideologia e non si è preso la briga di portare avanti battaglie politiche in parlamento. Inoltre, quello stesso narcisismo che Augias ravvisa (a mio avviso correttamente) nel Movimento 5 Stelle può essere ugualmente visto nelle sue dichiarazioni. È come se dicesse “Di Battista non può parlare per slogan senza argomentare le sue tesi; i grillini sono ignoranti e non sanno di essere fascisti, e questo dev’essere vero perché lo dico io, Corrado Augias, che sono un grande intellettuale”. L’argomentazione che dà alla sua affermazione, come abbiamo visto, è sbagliata (che c’entra lo squadrismo con il gruppo dei deputati grillini?), ma questo non è importante, perché l’affermazione assume consistenza esclusivamente per l’autorità della persona che l’ha pronunciata.

Il giorno successivo alle dichiarazioni di Augias, è uscita la notizia di un grillino che ha dato alle fiamme un suo libro; come ci si poteva aspettare, questo episodio ha funzionato come una conferma del fascismo del movimento, scatenando l’indignazione dell’opinione pubblica. Augias ha colto l’occasione al balzo per far notare che si tratta della ripetizione inconsapevole di “un gesto storico”. Il gesto storico è quello del rogo dei libri tipico dell’assolutismo ideologico; ma in questo caso non si tratta di un’istituzione o di un gruppo di fanatici che lo ordina, come è avvenuto per esempio nella Germania nazista. Bruciare un libro di Augias non è la conseguenza di un “passaggio all’atto” politico, ma la detestabile iniziativa di un singolo militante fanatico.

Per quanto riguarda le accuse di sessismo verso alcuni membri del movimento, i grillini si difendono sostenendo che si tratta solo di mera “distrazione di massa” per coprire lo scandalo del decreto imu-bankitalia. Ancora una volta, la tesi può essere rivolta contro chi l’ha formulata: se l’oggetto del problema era il decreto, perché avete spostato il fuoco dell’attenzione sulle donne del Pd? Perché Grillo chiede ai suoi militanti cosa farebbero alla Boldrini? Il sospetto è che il decreto sia solo un pretesto, l’ennesimo, per manifestare la propria superiorità etica. Se vi sono donne al di fuori del m5s, sono prostitute brave nel sesso orale; gli uomini invece sono servi. Sebbene non sia possibile tracciare un’ideologia comune del Movimento che non sia quella della postpolitica, al contrario di quanto sostiene Augias (e altri) riferendosi al fascismo, si riscontra nei grillini una sorprendente omogeneità di linguaggio e di lettura della realtà, quasi certamente una conseguenza della fedeltà alla narrazione del Padrone (il termine qui ha una connotazione prettamente psicanalitica). Tale figura non è necessariamente rappresentata da uno solo, ma certamente Grillo ne ha tutte le caratteristiche. In ogni caso, è dal blog che si stabilisce tutta una serie di nuovi significati che ridefiniscono la percezione di realtà. Ad esempio, “loro sono morti”, frase che Grillo ripete come un mantra, diventa il metro d’azione per chi è in parlamento: “noi facciamo il bene dei cittadini, ma non si può parlare con un morto, non si può scendere a patti con un cadavere, con il niente”. Ecco perché l’insulto è diventato una prassi nel Movimento. Dunque, quando un grillino dà della prostituta ad una deputata, non lo fa in quanto donna, ma in quanto membro del Pd, partito costituito da “infime forme d’essere”. È sbagliato intendere quelle frasi come un insulto a tutte le donne; la discriminazione non è di genere, ma politica. Una situazione analoga è quella del calciatore di colore del Milan, Balotelli. Bersagliato costantemente da fischi e cori offensivi dalle tifoserie avversarie, le autorità hanno subito interpretato questi gesti come razzismo, non accorgendosi di due fatti rilevanti: quelle stesse tifoserie non solo non fischiavano altri giocatori di colore della stessa squadra di Balotelli, ma anzi incitavano quelli presenti nella propria squadra (si è quasi tentati dire che il razzismo sta proprio in chi ha lanciato l’allarme di razzismo: il tifoso si sente libero di fischiare un giocatore a prescindere dalla sua pelle; chi ha denunciato il razzismo, invece, divide i calciatori in bianchi e neri, e stabilisce che quest’ultimi non possono essere fischiati). Allo stesso modo, non bisogna farsi fuorviare dalla bassa esibizione di retorica delle donne indignate di questi giorni (Moretti e Boldrini su tutte); si tratta di pura strategia politica.

Insieme al noto problema del narcisismo del m5s, che relega chi non è con loro ad un piano d’esistenza inferiore, vi è quello del parlamento. Per il Movimento, le decisioni politiche vanno prese sul web tramite una votazione; se si trovano all’opposizione e se, a causa del loro spiccato narcisismo, non possono venire a patti con nessuno, non possono far altro che usare il parlamento per impedire che passino le leggi dei cosiddetti “morti”. Nel caso in cui avessero la maggioranza, invece, il parlamento non servirebbe a nulla se non a ratificare decisioni già prese sul web. In ogni caso, assistiamo ad uno spostamento dell’autorità del parlamento al cosiddetto “sistema operativo 5 stelle” (il luogo virtuale in cui il m5s propone e vota le leggi), il che non è certo cosa da poco. Gli atteggiamenti irrispettosi dei grillini, a prescindere dalle battaglie più o meno giuste che portano avanti, sono anche conseguenti alla destituzione dell’importanza che ricopre la funzione parlamentare. A causa di questo, i grillini vivono una situazione di schizofrenia: il Parlamento non serve, le decisioni si prendono sul blog di Grillo; e tuttavia il Parlamento serve per impedire ai “morti” di legiferare e per ratificare la volontà degli iscritti al Movimento.

Il capo e la folla

Psicologia delle Folle è un saggio scritto da Gustave Le Bon nel 1895. Fonte di ispirazione per personaggi storici come Mussolini, quest’opera si occupa di spiegare cosa sia una folla, ciò che è in grado di fare e come un capo politico può ridurla in suo potere.

Nel saggio disponibile gratuitamente qui sotto, si mostra come le tesi di Psicologia delle Folle siano per lo più valide ancora oggi; esse forniscono una chiave interpretativa per i movimenti dei nostri giorni, come ad esempio quello organizzato da Beppe Grillo. La lettura di questo saggio può aiutare a riconoscere i metodi (grillini e non) di manipolazione di massa.

Download: Il capo e la folla

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Schizzi di merda sul blog di merda

Sul blog di Beppe Grillo è apparso un post dal titolo “schizzi di merda digitali“, dove si sostiene che i commenti dei non allineati al Grillo-pensiero sono in realtà prodotti ad arte dai media di destra e sinistra, con l’intento di spaccare il movimento.

Quel post è l’ennesima prova dell’allergia di Grillo ad ogni tipo di critica, cioè esattamente la stessa patologia di Berlusconi. L’idea della possibilità di critica non lo sfiora nemmeno: dietro quei commenti c’è senz’altro lo zampino degli scagnozzi di pd e pdmenoelle. Questo atteggiamento di totale chiusura alla discordanza preclude ogni possibilità di azione democratica: la linea da seguire è una e soltanto una, chi diserta è in combutta col nemico. Grillo e Casaleggio dettano l’agenda politica e alla rete non resta che decidere, di quando in quando, in che modo realizzarla. Non solo: l’atteggiamento da “guerra civile” del capo è riproposto dai suoi seguaci nelle medesime forme: io stesso, avanzando delle critiche in un gruppo del m5s nella mia zona, sono stato accusato di essere un servo del sistema e un tesserato del pd.

Ma in quel post c’è anche un altro tema implicito: beppegrillo.it è contemporaneamente il sito del m5s e il sito di Grillo e Casaleggio. Finché gli attivisti non si doteranno di una piattaforma indipendente, Grillo-Casaleggio e il m5s saranno la stessa cosa. L’equivalenza (imperfetta, come si è visto nel caso dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato) dei due termini è stabilita doppiamente dallo stesso post di Grillo: da un lato, i presunti servi del sistema, per spaccare il movimento, scrivono sul suo blog; dall’altro, per dimostrare che il movimento non è diviso, è costretto a dire che i commenti negativi sul suo blog sono falsi, fake, “schizzi di merda” gettati dai tirapiedi dei partiti.

La massima grillina “ogni critica è complotto” è al suo apice per vigore e diffusione. Esiste un sito (questo) che propone di rendere indipendente la piattaforma del m5s. Ecco alcuni commenti di risposta:

non sanno più cosa inventarsi….LORO NON VOGLIONO ARRENDERSI….NOI NEPPURE….SIAMO ARRIVATI IN PARLAMENTO….FATE SPAZIO AGLI ALTRI….SARA’ UN PIACERE!

sempre e solo W Grillo, chiudete questo sito scandaloso traditori 

E’ solo un trucco del pd-pdl per destabilizzare il moVimento5stelle…..SIETE RIDICOLI!!!!!!!!

Liberiamo il MoVimento 5s ??? Assolutamente no! troppe teste creerebbero solo confusione, il movimento deve continuare cosi’ come e’ nato, si deve trattare solo con grillo, dove le brutte tentazioni troveranno solo un grosso muro.

[Commenti tratti da questa pagina.]

Fra complotti e schizzi di merda, siamo tutti in attesa di scoprire il reale significato che per Grillo assume l’espressione “democrazia dei cittadini”. Sperando che non significhi “dittatura del partito unico”.

Sono tutti uguali, rubano tutti

In questi difficili giorni di decadenza del blocco Occidentale, qualsiasi tentativo di riportare trasparenza e giustizia viene bloccato sul nascere dalla massima tutta cristiana del “tu quoque”, l’evangelico “chi non ha peccato scagli la prima pietra”, che nel quotidiano si declina così: “tanto lo fanno tutti, gli altri sono uguali”. Se Fiorito ruba soldi pubblici, qualsiasi altro politico ha rubato soldi pubblici; se la Juve commette illecito sportivo, qualsiasi altra squadra ha commesso illecito sportivo. Tutto viene confuso in un mare indistinto in cui qualsiasi accusa di disonestà perde di consistenza e di significato, trasformandosi in atto d’accusa a tutto e a tutti.

Zeman non può dire che la Juve è stata disonesta, perché anche lui è un disonesto. Mani Pulite è stata un’azione politica della magistratura, perché ha messo al fresco solo una parte dei politici che prendevano tangenti (invece rubavano tutti). Il tribunale di Milano è politicamente schierato, perché indaga solo Berlusconi, ma anche quelli di sinistra sono corruttori ed “utilizzatori finali”.

Ecco tre argomentazioni grazie alle quali questo luogo comune può essere vinto.

  1. Il comportamento illegale altrui non solleva il colpevole dal peso del suo reato. Se ruba solo x, o x ruba insieme a s, t, y e z, x è un ladro allo stesso modo sia nel primo che nel secondo caso.
  2. Si mischia indebitamente il campo della fattività con quello della possibilità. La differenza sta nell’avere una serie di prove che dimostra un illecito di qualcuno contro la possibilità che qualcun altro abbia rubato. Si può avere il sospetto, ed è lecito averlo: ma questo non significa che il potere legislativo debba punire tutti o non punire nessuno. Esso punisce quando può dimostrare nei fatti i suoi sospetti.
  3. Legalità e moralità sono due cose diverse. La massima del “chi non ha peccato scagli la prima pietra” attiene ad una semantica morale. É giusto dire che non bisogna giudicare troppo severamente qualcuno da un punto di vista etico, perché il “peccato”, se vogliamo chiamarlo così, è una condizione ineliminabile dalla sfera dell’essere umano. La certezza, cioè, che nella vita ogni uomo abbia sbagliato qualcosa e abbia agito immoralmente almeno in un caso è corretta e saldamente fondata, altrimenti in mezzo a noi camminerebbero santi e déi. Ma dall’immoralità intrinseca all’umano non è consentito il salto all’illegalità. Nessuno è santo, ma questo non significa che tutti infrangiamo la legge; possiamo rispettarla e allo stesso tempo non agire moralmente in qualche caso (rubando caramelle ai bambini, spendendo i soldi per giocare a biliardo invece che darli in elemosina ad una signora anziana senza pensione, ecc.). Perciò la certezza che tutti rubano è un pregiudizio assolutamente infondato (mentre è certo che tutti peccano).