Legge Fiano ed eristica: le obiezioni del liberticidio e degli orrori del comunismo

casapound-bandiere-675

La legge Fiano, recentemente approvata alla Camera, è violentemente criticata da politici e giornalisti in base a due assunti fondamentali: da un lato sarebbe una legge liberticida poiché violerebbe la libertà di pensiero, dall’altro sarebbe sbagliata in quanto punisce solo l’estremismo di destra, dimenticando il comunismo. Vediamole singolarmente.

1. La legge Fiano è fascista

“I cittadini si considerano liberi in quanto vedono se stessi come fonti autoautenticanti di rivendicazioni valide. In altre parole, essi si considerano in diritto di chiedere alle istituzioni di promuovere le loro concezioni del bene (sempre che queste concezioni rientrino nei limiti ammessi dalla concezione pubblica della giustizia).”

“Una società democratica è fin dall’inizio una società politica incompatibile con uno stato confessionale o aristocratico, per non parlare di uno Stato castale, schiavista o razzista; e questa incompatibilità deriva dall’aver assunto i poteri morali come base dell’uguaglianza politica.”

La concezione pubblica della giustizia consiste nel conferire innanzitutto a tutti i cittadini “lo stesso titolo a uno schema pienamente adeguato di uguali libertà di base compatibile con un identico schema di libertà per tutti gli altri; […] le libertà di base non sono mai assolute, perché in certi casi possono entrare in conflitto…”

john-rawlsQueste parole non sono state scritte da Stalin o da qualche intellettuale comunista: si trovano invece in “Giustizia come equità – una riformulazione” e l’autore è John Rawls, uno dei più influenti liberali della filosofia politica del ‘900.

Secondo Sallusti (che ha portato agli estremi la critica del “liberticidio”) la legge Fiano sarebbe paradossalmente “fascista”, perché “punisce un’idea” (così a Piazza Pulita, puntata del 21 settembre). Questo è doppiamente falso: primo, perché il progetto di legge non punisce le idee, ma la propaganda (“chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco… è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”); secondo, perché, come si legge nelle citazioni di Rawls, nessuno stato liberale può accogliere al suo interno libertà che a loro volta impediscano agli altri di esercitare le proprie; inoltre, nessuno stato liberale può accogliere idee sociali che minino il fondamento stesso del liberalismo, cioè la giustizia come uguaglianza di tutti i cittadini.

 

2. E allora il comunismo?

Sempre in quella puntata di Piazza Pulita, Sgarbi e Sallusti portavano avanti questa tesi: il comunismo ha fatto più morti e nessuna legge ne vieta la propaganda. Con parole diverse, interveniva alla Camera l’onorevole Capezzone: “voi [il PD] siete antifascisti, ma non siete antitotalitari… questa è la differenza tra voi che siete comunisti… e chi è, ed era, liberale”. Appurato che questa legge non ha niente di illiberale, non resta che occuparsi della prima parte della critica: e allora il comunismo?

Premettendo che non è una gara di morti, e che comunque il nazifascismo partirebbe svantaggiato vista l’enormità della popolazione russa e cinese e la durata temporalmente molto più estesa dei regimi comunisti, la tesi di Capezzone, Sallusti e Sgarbi è sbagliata per tre motivi.

Primo: si fonda su un errore logico peraltro usato e abusato in politica e nel giornalismo, la fallacia “ad hominem”. È come se Capezzone stesse dicendo a Fiano: “tu denunci le atrocità del fascismo, ma la tua tradizione politica viene dal comunismo che ne ha commesse altrettante, quindi la tua legge è oppressiva e illiberale come lo furono quelle delle dittature comuniste”. Tutto questo non ha niente a che vedere con la legge in sé ma, al massimo, con l’uomo politico che l’ha pensata. A livello argomentativo questo discorso non ha nessun valore in quanto semplicemente non riguarda il testo della legge che, ricordiamolo, è la 293-bis, cioè andrebbe a completare la legge Scelba (contro la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista) laddove questa lascia vuoti normativi. Non è mai stato nelle intenzioni di Fiano combattere la propaganda di ogni totalitarismo; piuttosto intende completare la legge 293.

Secondo: Fiano non ha scritto una legge anche contro la propaganda delle dittature comuniste perché ce n’è già una che punisce i gruppi sovversivi. L’articolo 270 del codice penale recita:

“Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economico-sociali costituiti nello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni.

Alla stessa pena soggiace chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni aventi per fine la soppressione violenta di ogni ordinamento politico e giuridico della società.”

enrico-berlinguer1Terzo: il comunismo ha assunto nella storia svariate forme. In Italia, al di fuori di qualche organizzazione attiva negli anni caldi (e duramente perseguita ai sensi di legge), il comunismo è stato per lo più istituzionale e parlamentare, senza mai instaurare dittature (come fece Mussolini di fatto nel ’25) o tentare golpe, minacciato invece dal generale De Lorenzo nel 1964 (operazione denominata “piano Solo”, di stampo neofascista) e tentato dal “principe nero” Borghese sei anni più tardi, dopo aver organizzato gruppi paramilitari su tutto il territorio italiano facenti capo al suo movimento politico “Fronte Nazionale”. Quindi, gli “orrori del comunismo” denunciati da Sallusti, Sgarbi, Capezzone o chi per loro, hanno poco o niente a che vedere con la storia politica e sociale dello stato italiano.

Annunci

Žižek sul fondamentalismo

Trovo che il recente articolo di Žižek sui fatti di Parigi dia una lettura in chiave hegeliana poco convincente e che sia controverso in alcuni punti. Nello specifico:

– non capisco in che modo si possa sostenere che la società liberale produca sistemicamente il fondamentalismo (islamico). Non c’è dubbio che il relativismo assoluto e la precarietà del mondo democratico spinga a cercare punti fermi e valori universali, ma non necessariamente questo si traduce in adesione al fondamentalismo. Il califfato di Al-Baghdadi non è certo un prodotto della società liberale – piuttosto è una reazione al suo universalismo militare. I soggetti possono partecipare a “verità assolute” come ferventi liberali, cattolici, comunisti, musulmani, ecc. ma questo non si traduce per forza in atti violenti contro chi rappresenta l’Altro;

– per salvare i valori liberali, Žižek sostiene che il liberalismo ha bisogno “dell’aiuto fraterno” della sinistra radicale. Una frase del genere sarebbe perfettamente comprensibile in una visione rancieriana della politica, ma non nella versione che ne danno Badiou e lo stesso Žižek. Il senso di quelle righe mi resta assolutamente oscuro;

“Il problema dei fondamentalisti non è che noi li consideriamo inferiori, ma che loro stessi si sentono segretamente tali. Ecco perché le nostre rassicurazioni condiscendenti e politicamente corrette li rendono solo più furiosi, e nutrono il loro risentimento”. Politici della risma di Salvini raccattano voti in tutta Europa predicando che l’islam “non è una religione come le altre”; Ferrara vorrebbe radere al suolo il califfato di Al-Baghdadi; Magdi Allam annuncia lo stato di guerra dell’islam contro l’Europa. Questo dovrebbe placare l’ira dei fondamentalisti? O forse ne aumenterebbe i ranghi? È il permissivismo politicamente corretto dell’Occidente che rafforza il fondamentalismo, o forse a farlo è la paura e l’odio indiscriminato per il mondo islamico?

La maschera della tolleranza e la violenza sistemica

In questi giorni, circa 500 braccianti agricoli africani si sono stabiliti in un campo abusivo a Saluzzo per la raccolta della frutta. Precedentemente erano stati cacciati dalle autorità, ma vi hanno fatto ritorno, allacciandosi alla rete idrica comunale per far fronte al caldo torrido di agosto. Il comune ha prontamente tolto l’acqua al campo; ma, dopo una decisa protesta degli africani, ha concesso loro una fontana per bere (vietando di usarla per lavarsi o per pulire oggetti).

La reazione alla vicenda è stata la tipica indignazione per l’ostentazione di un’oscenità, lo scandalo creato dalla messa in mostra di ciò che doveva restare coperto. La manifestazione degli africani ha reso visibile qualcosa che si trovava nel “rimosso”, nell’invisibile. Il contenuto rimosso dell’Occidente è la necessità della povertà del terzo e quarto mondo al fine di mantenere un livello di alto benessere. Come sanno gli psicanalisti o quelli che conoscono i principi generali della materia, mettere il paziente di fronte al suo contenuto rimosso provoca una reazione di disagio, fastidio, repulsione, negazione. Sono state proprio queste le sensazioni avute da alcuni degli abitanti di Saluzzo che si sono trovati di fronte alla manifestazione. Il quotidiano online della provincia di Cuneo “targatocn.it” ha pubblicato una lettera di uno di loro, con il titolo “Il profondo senso di fastidio di un saluzzese per l’occupazione della rotonda (e gli insulti) da parte dei migranti”.

Il testo esordisce con il classico velo di ipocrisia, la negazione preventiva di razzismo, l’implicita dichiarazione d’amore verso il regime del puro e ingenuo ideale liberale:

Da sempre ritengo che ogni essere umano di buona volontà e di buoni costumi debba esser ben accolto in Italia

Poi, la vera e propria dichiarazione di razzismo:

Transitando nel tratto di strada appena richiamato però il sentire “Italia Razzista”, “Italiani Merda” e “Fuck You”… pronunciato da alcuni (non pochi ahimè) di questi, che mi sia permesso non posso considerare manifestanti, mi ha veramente urtato.

Spero le forze dell’ordine siano intervenute, personalmente, pur essendo le frasi indirizzate anche al sottoscritto, come a molti altri passanti “non di colore”, non ho ritenuto di far identificare i soggetti e querelare i medesimi, pur essendovene gli estremi…

Mi chiedo se sia civile un paese come il nostro, o semplicemente debole, per non dire stupido, quanti di noi (pur sperando che tali comportamenti all’estero i nostri connazionali li evitino se non altro per maggior senso di educazione) si sarebbero potuti permettere un simile comportamento in uno degli stati da dove queste persone provengono? Se non una reciprocità totale, essendo sicuramente lo sviluppo delle diverse nazioni non omogeneo, almeno l’esigere rispetto per il paese che “Ti ospita” credo sia un atto dovuto.

I manifestanti non sono considerati tali, perché non hanno il diritto di essere arrabbiati né di usare violenza verbale. Eppure, bisognerebbe notare che il costante sforzo della comunità locale per rimuovere (in tutti i sensi) gli africani ha fatto dell’esplosione rabbiosa l’unico modo per raggiungere il piano della visibilità. È con l’occupazione della rotonda che hanno potuto dire “ci siamo anche noi, abbiamo la nostra dignità”; il fastidio di alcuni cittadini è la prova della presenza di un nuovo soggetto, che occupa spazio e reclama un suo diritto (in questo caso, quello dell’acqua).

L’argomentazione della “mancata reciprocità” è tipica del razzismo: se un tale comportamento, tenuto da alcuni italiani in uno dei loro stati, non è tollerato, perché noi dovremmo tollerare le loro intemperanze a casa nostra? Se lo facciamo, dimostriamo di essere una civiltà superiore; se non lo facciamo, siamo quantomeno nel giusto (della legge del taglione). Questa argomentazione potrebbe avere un senso se le condizioni di partenza dei gruppi in questione fossero uguali. Ma è ovvio che non è così: gli italiani non manifesteranno mai in Namibia per avere dell’acqua; al contrario, la povertà estrema di alcuni immigrati è una condizione sufficiente per venire a reclamare dell’acqua in Italia, senza dimenticare il fatto che il nostro tenore di vita è possibile grazie allo stato di povertà in cui si trova 2/3 del pianeta. Quindi, prima di esigere rispetto per il paese che ospita, ci si dovrebbe preoccupare di garantire il rispetto per la dignità delle persone, a partire dall’acqua.

Sarebbe bene pertanto che queste persone ( sia i manifestanti che quegli altri) prima di pretendere dall’Italia casa e soldi, provassero ad offrire qualcosa alla nostra nazione…

Riterrei giusto fossero puniti coloro che approfittano della situazione di certi immigrati, sicuramente soggetti deboli, almeno nel periodo iniziale della permanenza in Italia, ma al contempo che fossero allontanati, con provvedimenti certi ed efficaci, tutti coloro che in Italia son giunti, non per lavorare, ma per cercare di esser “assistiti” o peggio per vivere (volontariamente) ai margini della società!

In queste righe è condensato l’ottimo risultato raggiunto dalla mistificazione ideologica liberalista: la richiesta di usufruire dell’acqua pubblica da parte di regolari immigrati africani, impiegati come forza lavoro nei campi, diventa la pretesa di “casa e soldi” di chi non offre niente alla nazione; l’intenzione di diventare a pieno titolo soggetti portatori di diritti viene ideologicamente distorta e tradotta nell’intenzione di “vivere volontariamente ai margini”. Sono questi gli occhiali deformanti con cui gli europei giudicano la propria società.

Il corrispettivo visibile di questa oscenità venuta fastidiosamente alla luce è l’indignazione pubblica per le discriminazioni etniche: dalla solidarietà al ministro Kyenge per i comportamenti di alcuni esponenti della Lega Nord all’indignazione per i cori razzisti negli stadi, un velo di retorica ipocrita nasconde il razzismo brutale che regge le fondamenta del benessere capitalista. Da un lato si penalizza chi insulta il nero, dall’altro si chiude il rubinetto dell’acqua in pieno agosto a dei lavoratori africani senza alloggio, cercando di allontanarli il più possibile dal terreno dell’esistente. Rendendo invisibile la violenza strutturale, di sistema, e condannando pubblicamente la violenza “soggettiva” (l’intolleranza di alcuni tifosi, gli insulti razzisti di singoli individui, ecc.), l’attuale società capitalista può farsi accettabile e può perfino assumere l’aspetto (profondamente illusorio) del pacifismo, della tolleranza e dell’uguaglianza, mistificando così l’inconfessabile verità: le esplosioni di violenza “soggettiva” sono un prodotto dello stesso sistema che le condanna.