Sono tutti uguali, rubano tutti

In questi difficili giorni di decadenza del blocco Occidentale, qualsiasi tentativo di riportare trasparenza e giustizia viene bloccato sul nascere dalla massima tutta cristiana del “tu quoque”, l’evangelico “chi non ha peccato scagli la prima pietra”, che nel quotidiano si declina così: “tanto lo fanno tutti, gli altri sono uguali”. Se Fiorito ruba soldi pubblici, qualsiasi altro politico ha rubato soldi pubblici; se la Juve commette illecito sportivo, qualsiasi altra squadra ha commesso illecito sportivo. Tutto viene confuso in un mare indistinto in cui qualsiasi accusa di disonestà perde di consistenza e di significato, trasformandosi in atto d’accusa a tutto e a tutti.

Zeman non può dire che la Juve è stata disonesta, perché anche lui è un disonesto. Mani Pulite è stata un’azione politica della magistratura, perché ha messo al fresco solo una parte dei politici che prendevano tangenti (invece rubavano tutti). Il tribunale di Milano è politicamente schierato, perché indaga solo Berlusconi, ma anche quelli di sinistra sono corruttori ed “utilizzatori finali”.

Ecco tre argomentazioni grazie alle quali questo luogo comune può essere vinto.

  1. Il comportamento illegale altrui non solleva il colpevole dal peso del suo reato. Se ruba solo x, o x ruba insieme a s, t, y e z, x è un ladro allo stesso modo sia nel primo che nel secondo caso.
  2. Si mischia indebitamente il campo della fattività con quello della possibilità. La differenza sta nell’avere una serie di prove che dimostra un illecito di qualcuno contro la possibilità che qualcun altro abbia rubato. Si può avere il sospetto, ed è lecito averlo: ma questo non significa che il potere legislativo debba punire tutti o non punire nessuno. Esso punisce quando può dimostrare nei fatti i suoi sospetti.
  3. Legalità e moralità sono due cose diverse. La massima del “chi non ha peccato scagli la prima pietra” attiene ad una semantica morale. É giusto dire che non bisogna giudicare troppo severamente qualcuno da un punto di vista etico, perché il “peccato”, se vogliamo chiamarlo così, è una condizione ineliminabile dalla sfera dell’essere umano. La certezza, cioè, che nella vita ogni uomo abbia sbagliato qualcosa e abbia agito immoralmente almeno in un caso è corretta e saldamente fondata, altrimenti in mezzo a noi camminerebbero santi e déi. Ma dall’immoralità intrinseca all’umano non è consentito il salto all’illegalità. Nessuno è santo, ma questo non significa che tutti infrangiamo la legge; possiamo rispettarla e allo stesso tempo non agire moralmente in qualche caso (rubando caramelle ai bambini, spendendo i soldi per giocare a biliardo invece che darli in elemosina ad una signora anziana senza pensione, ecc.). Perciò la certezza che tutti rubano è un pregiudizio assolutamente infondato (mentre è certo che tutti peccano).