La danza delle fate sibilline

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Al centro di questa foto è ben visibile un cerchio d’erba più scura. Siamo nel versante nord della Sibilla e quello è uno dei leggendari “cerchi delle fate” o “delle streghe” lasciati, secondo i racconti locali, dalla danza sfrenata di magiche figure femminili dai piedi di zoccolo.

Alle stesse creature, controparti meno famose dei ben più noti satiri, la tradizione attribuisce l’origine della famosa “strada delle fate” che attraversa gran parte del Monte Vettore; questa leggenda viene periodicamente rievocata a Pretare, alle pendici della montagna.

L’origine di questi cerchi, oggi, viene spiegata attraverso la crescita di alcuni particolari tipi di funghi che si espandono in maniera radiale, lasciando arido il centro.

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La porta dell’Inferno sul Monte Sibilla

grottasibilla

Forse perché, in origine, era sede del culto pagano della dea Cibele, o forse perché la superstizione popolare, unita a un periodo storico non particolarmente brillante sotto il profilo culturale, diventa vivida e fervida d’immaginazione, la grotta nella foto (oggi inaccessibile) è secondo la leggenda l’ingresso al regno demoniaco della Sibilla.
La Sibilla, conosciuta anche col nome di Venus, Alcina o Donna Herodiades, conserva ancora il retaggio arcaico della virtù oracolare, ma, dopo una pesante revisione cristiana del mito, assume i caratteri di una strega corrutrice di anime. Essa tenta i cavalieri che si presentano al suo cospetto con tutti i sette i peccati capitali (come si legge ad esempio nel romanzo di Andrea da Barberino), ma la lussuria è quello con cui maggiormente la si identifica.
Alcuni fanno coincidere la figura della Sibilla appenninica con quella della Sibilla cumana cantata nell’Eneide da Virgilio, trasferitasi successivamente nella grotta vicina al lago di Pilato, anch’esso oggetto di tenebrose leggende e che condivide con la Sibilla la fama di luogo demoniaco.
Allo stesso mito appenninico appartiene il Tannhäuser, leggenda tedesca musicata dal Wagner.

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La cima del Monte Sibilla (2173 m.) con la sua particolare forma a “corona”